Archivio per ‘rekiem’

ottobre 3, 2011

rekiem – II canto del purgatorio

cosa c’era nel mezzo del foro
nel mezzo non c’era l’inferno
era un modo di stare più male
non possiamo soffrire di meno
non possiamo soffrire di meno
della parte cadutaci addosso
è una mano che scende dal cielo
e si ferma schiacciata sul cuore
è una mano che mi preme l’addome
fino a farlo -a forza- spurgare
me ne esce una forza vitale
tutta piena di succo fecale
cade a terra come ferita
e dal tocco ne nasce una pianta
ogni pianta che vedi in giardino
è la forma di una cosa patita
tutto il monte lo vedi ne è pieno
un giardino che grida dolcezza
ogni grido è una mano che ho teso
ogni mano, una mia caduta
nel più basso dei fori terreni
nel più basso dei fori terreni
ho trovato gli odori consueti
ho trovato le cose che avevo
quando ancora non ero un bambino
c’era un fango sgorgato dal suolo
con il suono di un cane malato
c’era il gusto che sentivo sul labbro
era un gusto di bestia colpita
una bestia che sente la testa
tutta quanta spaccata in quartine
ogni quarto una zolla di carne
che tagliavo senza starci a pensare
nella bocca mi cresceva la lingua
come serpe accecata dai labbri
la tenevo ben schiacciata tra i denti
per paura mi mordesse la testa
dal di dentro la testa ha dei fori
in cui passano insetti e serpenti
ogni cosa che ho tenuto nel corpo
ha filiato i suoi filamenti
ogni filo è stata una cosa
una cosa che mi ha aperto la pelle
una volta aperta la pelle
ho sentito un dolore più forte
non c’è niente di più forte del cuore
che è schiacciato dalla mano del cielo
questo amore che vedi di fronte
è tutto quanto l’inferno spurgato
resta un monte con dei mondi diversi
tutti quanti ripieni di piante
ogni pianta ti faccio il riassunto
è una forma di una cosa patita
non possiamo soffrire di meno
della parte che ci è data in affido
ogni cosa che soffro di dentro
è una rosa che divora ogni cosa
posso solo toccarla col dito
e sentirmi una cosa ferita
una cosa ferita da cosa
da una forma che è stata più bella
di ogni cosa la cosa più bella
è sentire la rosa che taglia
dentro al cuore ogni forma di vita
e ne fa una dolce frattaglia
[è l'inferno spurgato dal sale
è la fine della forma animale
è la voce la mia minerale]
[...]

aprile 2, 2011

rekiem I canto del purgatorio

io non ho niente contro l’orrore
niente contro le ferite che mi fa
ccio da solo agli occhi niente co
ntro il dolore che butto intorno com
e l’aspensorio del prete non ho niente
con cui difendermi da questa terra
di mezzo in cui sono caduto da un pro
fondissimo foro del cielo sono precipi
tato dal più gelido degli inferni fino
a questo purgatorio di aria fritta amo
amore urlavo con le dita verso il cielo
ho sbattuto per terra senza nessun dolore
mi avevano raschiato via dall’utero di mia
madre ero caduto sulla terra come un santo
ero caduto con la faccia da scemo con i
capelli grassi ero sbattuto come un cretino
avevo mandato degli urli avevo pisciato avevo
allungato le mani verso la merda l’avevo
infilata per il foro di entrata avevo
cercato con le braccia avevo trovato avevo
succhiato fin da piccolo avevo il vizio ave
vo crollato il capo chiusi gli occhi avevo
ferito l’inguine puzzavo di sangue malfermo
l’inferno era troppa sostanza, lasciavo cadere
il discorso avevo chiuso gli occhietti ero
morto ogni notte tenendo una mano tra i co
glioni e una a protezione del volto non è
servito sono arrivati a colpirmi da solo per
anticipare i colpi degli altri amore mio
urlavo da per terra nel fango allungavo le
mani trovavo qualcosa, sentivo un dolore ri
traevo le mani e le succhiavo, sempre avuto
il vizio e poi le allungavo ancora e trova
vo qualcosa che mi teneva e poi il segno ape
rto del morso e mi ritraevo a succhiare così
via era il primo canto della seconda parte dal
cielo cascavano intanto altri pezzi di carne
sugosi cretini che sbattevano per terra usavano
i denti masticavano subito la carne la merda
dal foro di ingresso, buttavano le braccia
a sentire dolore, mandavano delle gran urla
c’era anche il suono del vento e rami che
sbattevano i rami asse contro asse
ecco il purgatorio mi dicevo con le unghie
sforzavo l’incavo degli occhi mi tagliavo
l’iride per non vedere lo schifo di una
vita normale tranquilla grossa industriale
sentivo da dentro il senso del succo venire
all’infuori o dio mio dicevo perché mi hai
sacconato, mi giravo c’era una cosa senza
non c’era niente in generale c’era una cosa
una forma animale che mi stava vicino era
immobile che respirava era una creatura
del male che stava sulla mia ascella a
propagare mi mordeva la pelle non mi lasciava
andare era una morte normale erano i tagli
nei polmoni che non si lasciavano gonfiare
era lo sputacchiare del sangue era il mio
cazzo che non si lasciava ingrossare e che
mandava un filo di bava con estremo dolore
amore dicevo al cielo ai fori del cielo
da cui ora cascavano mobili in truciolato
in offerta speciale e nuvole d’alluminio
e contorni di esseri spugnosi e ingordi
amore dozzinale amore dicevo e cercavo la
via di fuga una torre un foro una rientranza
in cui andare a crepare e intanto quell’es
sere del male mi succhiava ogni pensiero
stava lì a generare altre parti di me tu
morali che gorgogliavano e mandavano le
loro urla bestiali di protuberanze nervose
fatte non foste a provar altro che dolore
pensavo mordendone una sentivo una fitta
infinita una fitta infinita, infinita che
partiva da quando non c’ero mai stato e
che non mi avrebbe mai mollato era una
cosa primordiale possiamo forse altrove
forse altrove possiamo pensare a una dolce
a una forma sacrale del cuore forse altrove
possiamo pensare alla vita come una voce
speciale, ma non in questa escrescenza
tumorale, amore ti stavo a succhiare amo
era il primo canto del secondo natale
di quando mi avevano coitato fuori dal
foro squarciato dal cielo da cui cadevano
ora acque nauseabonde e piene di piccoli
esserini impazziti, ecco come stavano le c
ose in un febbraio del duemilaundici ecco
che mi si attaccano agli occhi feriti agli
squarci inguinali ecco che succhiano anche
loro la loro parte di gusto della vita
e poi vedo che seccano e si sbriciolano
ancora bianchi ancora attaccati alla mia
cazzo di pelle che si sta sfibrando nel
mezzo, amore, non c’è niente di male a
stare così nel niente non ho niente amore
contro l’orrore di questo posto amore
lo trovo un posto in cui si possono fare
delle gran cose e poi crepare giù da un
foro eterno, volgare, embrionale.

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